Francesca parla più da personaggio cortese che da anima penitente (❓)
Mi porto avanti con la prossima lezione, in previsione dell'Amore erotico-passionale tra Paolo e Francesca, per porre 2 domande/temi di discussione cui spero si possa far riferimento:
Nel V canto Francesca interpreta il proprio amore attraverso il linguaggio dello stilnovismo e della lirica cortese: Dante sta mostrando la nobiltà di quell’universo poetico oppure ne sta rivelando l’ambiguità morale, cioè il rischio che il linguaggio dell’amore finisca per autoassolversi?
Nel discorso di Francesca dunque sembrerebbe mancare quasi del tutto il lessico del peccato e della responsabilità personale: si potrebbe supporre che Dante costruisca volutamente un personaggio incapace di riconoscere davvero la propria colpa, ancora intrappolato nella logica auto legittimante della passione? Vuole mostrare il fascino seduttivo di quella cultura oppure la sua incapacità di produrre una reale coscienza morale del peccato?
Grazie in anticipo 🙏

Hai ragione su entrambi i fronti. Dante ha sicuramente un rapporto problematico con la sua appartenenza allo stilnovismo (e qui ritrae le conseguenze per chi si lascia trasportare dai valori dell'amore cortese). È altresì vero che Francesca, come tutti i dannati (a eccezione di Ulisse) rifiutano la responsabilità delle loro azioni peccaminose.
Partiremo sicuramente da questi due assunti già investigati a fondo dalla critica dantesca classica per scandagliare l'animo di Dante e la sua posizione nei confronti dell'amore-passione.