Punizione di Bruto e Cassio
Mi scuso in anticipo se la mia domanda risulta poco pertinente agli argomenti trattati del corso, concernenti il tema dell'amore. Da appassionata di storia romana ho sempre trovato curiosa la punizione che Dante infligge ai cesaricidi Bruto e Cassio, condannandoli addirittura al tormento eterno tra le fauci di Lucifero. Sono consapevole del fatto che Cesare possa essere definito l'apripista dell'impero romano, considerato da Dante la manifestazione terrena dell'ordine celeste. Al tempo stesso il poeta sembra ammettere tra le righe che la strada intrapresa da Cesare sfociasse nella tirannide, "premiando" con il Purgatorio Catone l'Uticense, che proprio per evitare di asservirsi al dittatore perpetuo si è tolto la vita. Lo stesso Cesare non si trova in Paradiso come altre figure imperiali, ma nel Limbo, e dunque dannato suo malgrado. Mi domando perché assolvere Catone, suicida per sfuggire al tiranno, e condannare coloro che il tiranno lo hanno tolto di mezzo a…

Ciao Tatiana.
Intanto grazie per la bella domanda che mi permette anche di delineare alcune cose di cui parleremo martedì.
In breve, per ora, vorrei farti riflettere su un paio di cose. Innanzitutto, Catone non ordì alcuna congiura contro Cesare, come fecero Bruto e Cassio. La distinzione è importante perché i due sono condannati nella parte più bassa dell'inferno, dedicata ai traditori dei benefattori. Il benefattore per eccellenza è Gesù, naturalmente, nel senso etimologico della parola: bene-facere, colui che fa, genera il bene. Bruto, in particolare, tradisce il padre (adottivo, ma sempre padre) e Cassio tradisce l'uomo che gli aveva fatto del bene in senso molto profondo, l'aveva, cioè, perdonato dopo che si era schierato con Pompeo.
Ma ne parleremo meglio a lezione.
Per quanto riguarda Catone in quanto suicida, la questione è davvero complessa, ma cercherò a lezione di mostrare come il suicidio sia una questione molto vicina al cuore di Dante, almeno quanto l'amore adulterino.
A martedì!