Vivere e Living
Nell’ultima lezione la nostra Prof. ci ha fatto vedere la sequenza finale di Vivere di Akira Kurosawa, con il protagonista che muore seduto su un’altalena in un parco. Mi è rivenuto in mente il finale di Living di Oliver Hermanus, di cui allego il video che, settant’anni dopo ripropone la stessa scena in un film considerato il remake, se così si può dire, del film del regista giapponese, dal quale si distingue per stile e maniera di raccontare. In Kurosawa ci troviamo di fronte ad una scena di trascendenza tragica. La neve cade su un uomo che ha finalmente "trovato" se stesso, ma la sensazione è di una solitudine estrema e dolorosa. In Living c’è meno disperazione e più serenità. Il protagonista non sembra solo ‘vincere la morte’, ma tornare a casa. In Kurosawa, nella scena dell'altalena noi spettatori siamo lì con Watanabe; lo vediamo da vicino, sentiamo il suo respiro e la sua voce flebile, partecipiamo alla sua disperazione. In Hermanus, la scena è vista attraverso un giovane poliziotto che, durante il suo giro di pattuglia, si ferma ad osservare un anziano signore (uno straordinario Bill Naghy) che canta sotto la neve. Qui noi guardiamo invece da lontano, assieme al poliziotto e ciò crea un senso di dignitoso distacco che richiama molto la riservatezza britannica. Ciò che però unisce questi due finali è l’idea di transizione del protagonista da oggetto (un ingranaggio che subisce la vita) a soggetto (un uomo che agisce sulla realtà). Ecco perché il poliziotto che inizialmente vorrebbe intervenire (pensando che l'uomo stia male o sia pazzo) poi si ferma; perché percepisce che sta assistendo a un momento di pura pace. Penso possa essere interessante vedere i due finali


Sarebbe interessante aprire una discussione sulla differenza di regia tra le due scene, perché in Living la scena è tagliata e, secondo me, è più spezzata che montata. Non completamente riuscita. Mentre è interessante l'uso di colori freddi/caldi.